COMUNICATO STAMPA

 

 

“Giochiamo”: a Colorno la mostra fotografica di Stefano Anzola

 

Dettagli: dal 21 aprile al 20 maggio nella chiesa di S.Stefano di Colorno sarà esposta la mostra fotografica didattica per bambini “Giochiamo” realizzata da Stefano Anzola e sostenuta dal Rugby Colorno in stretta collaborazione con il Lento Club.

 

I progetti a favore della solidarietà promossi dal Rugby Colorno e dal Lento Club continuano. Dopo la realizzazione del calendario del club, i cui proventi sono stati devoluti alla fondazione Exodus di Don Mazzi, adesso la società biancorossa e il comitato Lento Club sono pronti a lanciarsi in una nuova avventura solidale: si tratta della mostra fotografica “Giochiamo”, un’esposizione di scatti dedicata alle forme del gioco e ai suoi contorni, alla realtà più povere del pianeta dove migliaia di piccoli crescono in condizioni precarie e trovano, nel gioco, una via d’uscita dai problemi quotidiani. Le immagini che saranno proposte dal 21 aprile al 20 maggio all’interno della Chiesa S.Stefano di Colorno sono tutte state realizzate dal fotografo Stefano Anzola, professionista che da anni segue la società del Rugby Colorno. Anche per questo rapporto di amicizia che lega il club ad Anzola, il Rugby Colorno e il Lento Club hanno deciso di farsi promotori della mostra che, dopo questa prima tappa nella bassa parmense, girerà diverse città nazionali e internazionali.

 

Le opere esposte hanno l’obiettivo, tramite la forza delle immagini, di mostrare una faccia del gioco alla quale spesso non siamo abituati. Gioco come valore e  gioco come forma di creatività e fantasia che solo i bambini possono esprimere. Gioco come forma di rispetto per i compagni, gioco come laboratorio di amicizie e gioco anche, e soprattutto, come aspetto della sopravvivenza. Gli scatti di Anzola fotografano infatti una realtà, quella dei paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, dove il verbo giocare è indispensabile per la crescita corretta di quei piccoli che, forse senza il gioco, diventerebbero adulti troppo in fretta.

Per questo il Rugby Colorno, da sempre portavoce dei valori della solidarietà e della beneficenza, ha deciso di sposare questa iniziativa. D’altronde nello spirito del Rugby sono presenti da sempre sia la forma del gioco e del divertimento, sia l’importanza dei valori quali rispetto, sostegno e impegno nella crescita dei bambini. Di pari passo il Lento Club si è imposto il compito di promuovere iniziative socio-culturali per offrire agli abitanti del paese, e non solo, un momento di riflessione, che mette a confronto inevitabilmente la nostra realtà/società con quella di paesi a noi così lontani, e permette allo stesso tempo di osservare la bellezza delle immagini immortalate dall’autore Stefano Anzola di suggestivi paesi che vanno dal Sud America all’Asia, dall’Africa all’India e così via.

 

Su “Giochiamo”, che ora siamo qui a presentarvi, nei prossimi giorni prima dell’inizio dell’esposizione saranno realizzati anche dei cataloghi informativi curati dal Rugby Colorno e dalla psicologa dello sviluppo e della educazione Paola Cinnella.

 

Informazioni: www.rugbycolorno.it oppure www.stefanoanzola.it

 

 

 

 

                                                                                                           

 

 

 

 

 

 

Chi è Stefano Anzola (tratto dal suo sito www.stefanoanzola.it)

 

Stefano Anzola nasce  il 30 ottobre 1957 a Colorno, dove ancora oggi vive e lavora. Fotografa dal 1980 ed è iscritto al circolo fotografico Color's Light . 

Presentare il lavoro fotografico di Stefano Anzola risulta allo stesso tempo semplice e complicato. Semplice, perchè l'opera complessiva si identifica talmente con la personalità lineare, a tratti ruvida dell'autore; complicato, perchè la varietà dei temi trattati e le diverse tonalità che qua e là affiorano incrinano l'apparenza granitica dell'insieme. Anzola è un viaggiatore infaticabile, curioso, onnivoro ai limiti del cannibalismo: il suo modo di fronteggiare la realtà e soprattutto le persone che incontra rivela una forza che par quasi plasmare i soggetti. Non si notano nel suo lavoro pregiudizi di tipo ideologico o attitudini sociologistiche; la realtà è là, davanti alla macchina fotografica che si trasforma quasi in una mano vigorosa che tocca, che afferra, che si impossessa del mondo esterno. E' la vena realistica rifacentesi ad una secolare tradizione artistica, tutta emiliana e padana, che determina la "facilità dello sguardo d'insieme dell'opera, eppure ... eppure affiorano con discrezione, direi quasi con umiltà, tonalità diverse, quasi velature che attenuano la vividezza dei colori. Lo stupore sussurrato per uno spettacolo naturale, un'emozione simpatetica davanti ad un gesto o uno sguardo, una commozione mai declamata di fronte alla povertà; non c'è compiacimento voyeristico nè pauperismo corrivo. Fotografando in Paesi in cui domina la miseria, l'autore non la trasforma in soggetto pittoresco nè in "pesce in faccia" al fruitore, ma con animo positivo, quasi fraterno, sa cogliere piuttosto la dignità con cui essa viene quotidianamente affrontata, affidando magari al sorriso di un bimbo, insieme alla speranza, il valore universale, malgrado tutto, di ogni vita vissuta.

G. Marchetti