ASSOCIAZIONE 

PANE PACE SVILUPPO

ONLUS

 MOSTRA FOTOGRAFICA 

Torna a  Agenda Appuntamenti  

 

GRAMSH, ALBANIA - Piccolo mondo di là dal mare

 

 Mostra itinerante nata dalla volontà di chi, al ritorno dalla missione di Gramsh, in Albania, ha conosciuto il degrado, la sofferenza e la forza di volontà che accompagna un popolo, e soprattutto i suoi figli, nella lunga e faticosa salita della ricostruzione.

Per aiutare in particolar modo Suor Cristina Conti, colornese, e le Consorelle della Carità nell’occuparsi ogni giorno dei bambini albanesi, è nata l’esigenza di far conoscere una realtà così diversa dalla nostra comoda e libera quotidianità.

Grazie alle profonde motivazioni che accompagnano questa silloge di fotografie, questa mostra ha raggiunto, ancor prima di iniziare, consenso, entusiasmo e ammirazione da tutte le organizzazioni e dalla popolazione che l’accompagna.

  Obiettivo:

-          raccogliere fondi per sostenere la Missione di Gramsh, dove Suor Cristina Conti e le Consorelle lavorano ogni giorno;

-          sensibilizzare l’opinione pubblica e rimuovere pregiudizi facendo conoscere aspetti quotidiani della realtà albanese.

  Materiale:

-          n.43 pannelli fotografici della misura di 50x70 con immagini scattate a Gramsh da Stefano Anzola, membro del gruppo fotografico colornese “Color’s Light”;

-          n.6 pannelli contenenti testi scritti da Suor Cristina Conti con l’obiettivo di far conoscere usi e costumi albanesi;

-          pieghevoli a sei facciate da distribuire sia prima sia all’interno della mostra (eventualmente prevedendo un piccolo contributo di €0.50);

-          cartoline con 12 foto della mostra in buste da 6 cad., da distribuire all’interno della mostra prevedendo un’offerta di circa €5.00.

        Grazie da

Pane, Pace & Sviluppo

Scelta non facile per un fotografo non professionista misurarsi con una realtà, l'Albania, che non si presenta più sotto i riflettori del mondo della comunicazione.

La percezione comune che la fase dell'emergenza sia terminata, l'affievolirsi degli echi di una atroce guerra interetnica, combattuto dal giardino di casa nostra, ha distolto l'attenzione da un paese che tuttavia ancora vive le proprie interne contraddizioni.

Anzola coraggiosamente si è impegnato a documentare la realtà di un piccolo villaggio albanese abbarbicato sui monti di una nazione connotata dalla retorica nostrana come il "Paese delle aquile", di una nazione alla quale ci ha legato un breve e poco esaltante passato coloniale.

L'approccio fotografico dell'autore è stato quanto mai mirato: definiti i contorni paesistici in maniera quasi topografica, senza indulgere verso un vuoto formalismo, l'attenzione si è focalizzata sulla vita della gente, colta nel suo ambiente, nelle sue povere casupole, nelle sue attività quotidiane.

E' esaltante per un fotografo affrescare l'epopea di una guerra, più difficile semmai è cogliere con sensibilità l'eroismo della quotidianità.

Anzola ci riesce appieno, mettendosi in stretta relazione affettiva con le  persone raffigurate, entrando nelle case come uno di loro.

Ne escono ritratti mai bloccati, persone vere che con dignità portano il peso della loro dura vita in una situazione economica di sussistenza sociale del giogo di una pluridecennale dittatura ed esposte, ancora culturalmente impreparate, alle severe leggi del mercato.

In una dimensione quasi atemporale traspaiono qua e là i segni della contemporaneità: alcune antenne televisive qualche piccolo "lusso" moderno permesso dalle rimesse degli emigrati, la famiglia emigrata che rivisita  la vecchia casa abbandonata, la missione dove una manciata di suore svolge il suo apostolato curando non solo le anime ma anche i corpi in un difficile ambiente interreligioso.

Le luci degli interni plasmano, quasi accarezzando le figure con il realismo umbratile di certi pittori fiamminghi scavano i solchi delle rughe,   che diventano a geografia della fatica di tutta un'esistenza.

Eppure manca quel compiacimento estetizzante che di solito anestetizza la nostra reazione emotiva: l'autore vuole indicarci una strada, quella della condivisione, per cui "nessun uomo è un isola".

Il bambino con le braccia aperte, come un cristo sorridente, ci chiama con fiducia e l'immagine finale dei due bambini, accostati in cammino, ci spinge ad allungare la nostra mano per accompagnarli e guidarli verso un futuro, che non sia a casa d'altri ma a casa propria.

 Giacomo Marchetti

Stefano Anzola, nasce e risiede a Colorno (PR), si dedica da anni alla fotografia di reportage in diversi paesi del mondo.

Fotografa istintivamente portato alla documentazione realistica, non si è mai fatto condizionare dalle varie mode stilistiche del momento.

Il suo approccio all'ambiente da fotografare è diretto, non viziato da preconcetti intellettualistici o sociologici.

S'accosta al paesaggio con rigore formale, temperato dallo stupore e dal sentimento per la natura. Facilitato dal carattere emiliano nel rapporto con la gente, documenta la vita delle popolazioni a stretto contatto con le persone, vivendo insieme a loro; ne fan fede i vividi ritratti in cui i rappresentati gli si affidano con complice naturalezza.

Il reportage perciò non si pone mai come un freddo e ascetico documento scientifico, al contrario come testimonianza frutto della interazione fra una sensibilità attenta all' ascolto ed un'umanità di cui il fotografo si sente a pieno titolo compartecipe.

  Giacomo Marchetti  

 

 

Ass. ONLUS di Colorno

Progetto: “Missione Gramsh”

Il contributo è deducibile ai sensi dell’art. 13 del D.LGS 4/12/97 n.460

E-mail:pane_pace_sviluppo@virgilio.it

 Cassa di Risparmio di Parma & Piacenza

Cod. CAB 65700  Cod. ABI 06230  Cod. CIN   T

C/C 35659185

Causale: Missione Gramsh, Albania.

 

Foto Mostra